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L’insegnamento,
insieme all’apprendimento, si colloca al centro della scuola.
Tra
insegnamento e apprendimento non esiste un rapporto causale,
meccanico (dato un buon/cattivo insegnamento ne consegue
necessariamente un buon/cattivo apprendimento). Tuttavia
l’insegnamento costituisce un fattore importante, anche se non
esclusivo, che può stimolare, favorire, mediare l’apprendimento, il quale comunque è un processo
che dipende dalla volontà, dalla decisione e dall’impegno di
ogni singolo alunno [1].
Nel
valutare l’insegnamento è opportuno porsi una serie di domande
per chiarire qual è il quadro teorico entro cui collocare le
proprie scelte ed il percorso da compiere, con i relativi
strumenti di rilevazione e processi da attivare.
Perché
valutare l’insegnamento?
Anzitutto,
dal punto di vista del docente, l’utilità della valutazione è
da rinvenire nel fatto che, attraverso l’autoanalisi e l’autovalutazione,
si creano le condizioni per migliorare la propria
professionalità. Si tratta, infatti, di abituarsi ad attivare il
pensiero riflessivo prima, durante e dopo l’azione educativa e
didattica; attraverso la riflessione, condotta in modo sistematico
e tramite strumenti che aiutano ad operare un distanziamento al
fine di favorire un’analisi obiettiva, diventa possibile avere
elementi per modulare la propria azione e migliorarla via via, in
modo da renderla più efficace rispetto agli obiettivi e alle
esigenze dei singoli alunni.
L’esistenza
di un sistema di valutazione dell’insegnamento può essere
garanzia, dal punto di vista degli alunni e dei genitori, di un servizio maggiormente efficace e, dal punto di vista
della comunità locale, di un uso efficiente delle risorse
erogate.
Chi
valuta l’Insegnamento?
Al
momento non esiste un sistema esterno che sia attrezzato a
valutare l’insegnamento: l’INValSI, come appare dal Progetto
Pilota (1°, 2°, 3°), si occupa degli apprendimenti e degli
aspetti organizzativi e gestionali; le agenzie accreditate dall’ISO
si occupano esclusivamente di questi ultimi aspetti.
Pertanto,
l’unica prospettiva attualmente realistica è quella di
un’autoanalisi e di un’autovalutazione dei docenti stessi
sulle proprie azioni, condotte
in modo “distanziato”
e rigoroso (vedi alla voce “Come valutare ?”).
Si
possono ipotizzare, comunque, altre possibili strade:
-
valutazione da parte di esperti
esterni: ciò richiederebbe un investimento di risorse
finanziarie non sostenibile dai normali bilanci scolastici;
l’individuazione di persone con specifiche competenze in tale
campo (compito non facile);
-
costituzione di un nucleo
di valutazione con personale interno, non coincidente con i
docenti le cui azioni vengono assunte come “oggetto” di
indagine; il che richiederebbe un insieme di condizioni di cui
difficilmente un istituto può disporre: competenze specifiche,
disponibilità personali e finanziarie, condivisione del sistema
valutativo da parte del Collegio Docenti;
-
costituzione di nuclei
interni all’amministrazione scolastica, ma esterni
all’istituto: ciò richiederebbe, oltre che competenze
specifiche, un apparato complesso e oneroso.
Naturalmente
le prospettive indicate, per il momento, come difficili da
realizzare potrebbero, in futuro, diventare realistiche, anche
mediante l’uso di strumentazioni elettroniche come la
videocamera che potrebbe facilitare la realizzazione del momento
osservativo-rilevativo.
Cosa
valutare?
Le funzioni che il docente svolge a favore
degli alunni nella sua attività quotidiana sono varie:
-
ruolo di proposta
(di obiettivi, di attività…) e di orientamento (focalizzazione
di problemi, richiamo dell’attenzione degli alunni su
determinati aspetti…);
-
funzione di
mediazione relazionale (tra l’alunno e gli altri), culturale (
tra l’alunno e i saperi), ecologica (tra l’alunno e
l’ambiente circostante);
-
servizio di cura,
promozione e incoraggiamento (appoggio umano, oltre che culturale,
nei confronti dell’alunno).
E’
evidente che questo complesso di funzioni può venire svolto in
modo qualitativamente diverso a seconda dei docenti, sia a livello
di intenzioni (tramite la progettazione educativa e didattica) che
a livello azione effettiva.
Sul
comportamento del docente agiscono vari fattori:
-
motivazioni e interessi
personali e professionali;
-
stile di comunicazione
interpersonale;
-
disponibilità a rivedere i
propri schemi mentali e di comportamento;
-
valori, concezioni ideali
generali;
-
convinzioni sulla scuola,
sull’apprendimento, sull’insegnamento;
-
preparazione culturale
generale;
-
preparazione professionale:
dominio delle discipline (aspetti epistemologici) di insegnamento,
possesso (conoscenza e capacità d’uso) di un patrimonio ricco
di metodologie e di strategie trasversali e specifiche;
-
disponibilità a
collaborare con i colleghi;
-
disponibilità a
collaborare con i genitori;
-
partecipazione a corsi di
aggiornamento;
-
caratteristiche dei singoli
alunni e della classe;
-
disponibilità da parte dei
genitori a collaborare;
-
caratteristiche del
contesto sociale e culturale locale;
-
caratteristiche strutturali
e culturali dell’Istituto e del plesso;
-
…
Si
tratta di un complesso articolato di variabili che interagiscono
fra loro, in modo dinamico. Pertanto non risulta semplice compiere
una valutazione esauriente; richiederebbe un impegno immane, un
approccio integrato, una strumentazione variegata e rilevatori con
competenze specifiche ed inoltre i risultati potrebbero variare a
seconda dell’approccio adottato e dei rilevatori. Ciò che realisticamente si può compiere è un processo
riconducibile ad un paradigma di “ragione limitata” [2] che tuttavia può
risultare concretamente utile ai fini di una presa di coscienza e
di una ricerca di miglioramento del modo di agire a livello
educativo e didattico.
L’insegnamento si svolge all’interno di
un complesso di variabili; possiamo individuarne alcune
fondamentali2:
-
variabili
contestuali: sono
costituite dalle caratteristiche del gruppo-classe e dei singoli
al
-
variabili
personali: coincidono
con i tratti di personalità del docente (motivazioni, stile di
comunicazione interpersonale, valori, cultura generale e
professionale);
-
variabili di
processo: sono
costituite dall’insieme delle azioni messe in atto dal docente e
dalle interazioni con gli alunni;
-
variabili di
prodotto: sono gli
esiti, da considerare come competenze (conoscenze, abilità,
atteggiamenti, valori) acquisite dagli alunni, che l’azione
dell’insegnamento ha promosso.
Un
esame di tutte le variabili richiederebbe un impegno complesso; è
possibile concentrare l’indagine su quelle di processo che
rappresentano la parte cruciale dell’insegnamento.
In
particolare, risultano significative tre dimensioni processuali:
-
relazionale:
ossia il complesso di atteggiamenti e comportamenti verbali e non
verbali che costituiscono la comunicazione interpersonale attivata
dal docente e che possono facilitare e promuovere
l’apprendimento;
-
metodologico
didattica: ossia
l’uso da parte del docente di mediatori didattici, afferenti a codici/canali
sensoriali/modalità di rappresentazione differenti [3],
in modo da favorire l’incontro dell’alunno con gli oggetti
culturali (i saperi):
-
mediatori attivi, che fanno
ricorso all’esperienza diretta: esplorazioni, osservazioni
dirette, sperimentazioni, esercitazioni, costruzione di oggetti,
plastici…;
-
mediatori iconici, che fanno
ricorso a immagini: disegni, fotografie, filmati, documentari,
mappe, diagrammi, cartine;
-
mediatori anagrafici: che
fanno ricorso al gioco, alla simulazione: drammatizzazione, role
play, giochi;
-
mediatori simbolici, che
fanno ricorso a lettere, numeri: discussioni, narrazioni,
definizioni, riflessioni, giudizi, sintesi…;
-
organizzativa:
ossia la predisposizione dell’ambiente e degli strumenti, la
programmazione del tempo e l’organizzazione del gruppo classe
(lavoro collegiale, individuale, a coppie, a piccoli gruppi).
Le tre dimensioni costituiscono settori di
intervento attraverso cui
il docente fornisce stimoli, promuove, appoggia, incoraggia
l’apprendimento.
Un principio generalmente condiviso dalla
ricerca scientifica più recente è che è opportuno che
l’oggetto della valutazione non riguardi la persona, quanto
piuttosto le sue azioni: la valutazione relativa alla persona
rinvia a tratti profondi, difficilmente modificabili e quindi
potrebbe risultare minacciosa rispetto al senso di sé; invece la valutazione relativa
alle azioni rinvia ad eventi contingenti, più facilmente
modificabili e quindi risulta meno intrusiva.
Come
valutare?
Solitamente le azioni dei singoli docenti
vengono svolte sulla base di una progettazione che è
prevalentemente (se non esclusivamente) frutto di
un’elaborazione individuale: manca un confronto costante e
sistematico tra docenti; inoltre
anche a livello personale, perlopiù,
non vengono fatte emergere le concezioni, gli atteggiamenti, i
valori che stanno alla base delle proprie scelte o, se lo si fa,
ciò avviene senza uno scandagliamento puntuale e rigoroso.
Le concezioni sottese, gli atteggiamenti, i
valori, gli schemi mentali e operativi rimangono in genere allo
stato “implicito”: esistono, agiscono, ma non vengono fatti
emergere e razionalizzati.
Anche le operazioni di monitoraggio e di
valutazione, sia
durante che dopo l’azione di insegnamento, vengono perlopiù compiute in modo intuitivo, non
sistematico.
Esiste una strada
[4] che può consentire di:
-
far
emergere le “conoscenze implicite” che stanno alla base delle
scelte, dei comportamenti dei docenti e di sottoporle ad un
confronto e ad un vaglio critico;
- raccogliere informazioni
pertinenti, leggerle e interpretarle, individuando punti di forza
e di debolezza;
- intervenire per modificare
le azioni di insegnamento.
La strada prevede dei processi strettamente
collegati:
-
attivazione di un
pensiero riflessivo prima, durante e dopo l’azione;
-
ricerca di un
distanziamento dalle proprie “conoscenze implicite” e dalle
proprie azioni, assumendole
come oggetti, come “testi” su cui esercitare una lettura ed
una interpretazione emotivamente distaccate,
favorite dall’uso di strumenti precostituiti di
rilevazione dei dati e dall’assunzione di punti di vista
percettivi differenti (dei singoli docenti, alunni e genitori);
-
assunzione di una
logica complessiva di ricerca – azione mirante a mettere in
circolo e a rivedere ricorsivamente i seguenti fattori relativi ai
docenti:
o
conoscenze di
partenza;
o
progettazione
educativo – didattica;
o
azione educativo –
didattica;
o
riflessione
sull’azione;
o
focalizzazione del
problema: definizione e ricerca delle cause;
o
formulazione ipotesi
di soluzione varie;
o
selezione della/e
ipotesi ritenuta/e più efficace/i;
o
piano di azione;
o
realizzazione del
piano;
o
monitoraggio e
valutazione dei risultati;
-
adozione di una
strategia cooperativa a livello di team/consiglio di classe, che
dovrebbe divenire un autentico gruppo di lavoro, in cui si
dialoga, si ri-progetta insieme, si confrontano punti di vista
diversi, si cambia arricchendosi vicendevolmente.
Se
vuoi visionare il materiale relativo alla valutazione
dell'insegnamento, clicca sulle voci della seguente mappa:

[1] Vedi E. Damiano, L’azione
didattica, Ed. A. Armando, Roma 1993.
[2] M. Lichtner, La qualità
delle azioni formative, F. Angeli,Milano1999, pp. 11-17.
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