Introduzione

Il genocidio è la suprema espressione dell'odio e della violenza nei confronti di un gruppo di persone. Questo capitolo delinea il percorso lungo il quale un gruppo diviene oggetto di pregiudizi, discriminazioni, persecuzioni e violenze. La definizione generale dei concetti di stereotipo, capro espiatorio, pregiudizio e discriminazione verrà approfondita in modo da permettere agli studenti di capire e condannare atteggiamenti inaccettabili in una società moderna e pluralistica.

 

CONTENUTI

L'Olocausto (dal greco holòkauston = rogo totale) fu l'annientamento degli ebrei europei ad opera dei nazisti. Esso fu perpetrato mediante uno sterminio sistematico, ufficialmente autorizzato e ordinato dal governo. Furono uccisi all'incirca sei milioni di ebrei, quasi i due terzi del loro numero complessivo in Europa. Benché l'Olocausto sia avvenuto durante la seconda guerra mondiale, essa non ne fu la causa. La guerra ebbe un ruolo importante nella copertura del genocidio. Come può essere accaduto un fatto simile? Le risposte si possono individuare indagando in che modo una violenza di queste dimensioni possa scaturire da pregiudizi dovuti a ignoranza, paura e incomprensione verso le minoranze o verso gruppi diversi da noi.

Scopo di questo capitolo è spiegare come il genocidio noto col nome di Olocausto affondasse le proprie radici in atteggiamenti e comportamenti cui assistiamo ogni giorno, i quali, se portati a un grado estremo, possono sfociare appunto in un genocidio. Il genocidio è l'ultimo gradino di una scala. Il primo è la discriminazione, che significa trattare alcuni gruppi di persone in modo diverso. Il secondo è l'isolamento, vale a dire la segregazione fisica di alcune minoranze all'interno dei ghetti, oppure l'istituzione di scuole separate. Il terzo è la persecuzione, cui segue un'opera di demonizzazione e di violenza.
Genocidio: lo sterminio deliberato e sistematico di un gruppo di persone è la suprema manifestazione dell'odio umano.

Stereotipi
Discriminazione
Razzismo
Immigrazione e razzismo

a) Le emigrazioni italiane verso le Americhe
b) Le quote di immigrazione fondate sul razzismo

Sessismo
Persecuzione delle minoranze e genocidio
Il concetto di capro espiatorio
Demagogia e propaganda
Reazioni positive al pregiudizio e agli stereotipi

GLOSSARIO

 

Stereotipi

Intendiamo qui per stereotipo una generalizzazione sul conto di una persona o di un gruppo di persone. Esso si sviluppa nel momento in cui non siamo capaci, o non abbiamo voglia, di ottenere tutte le informazioni necessarie per poter giudicare con equanimità persone o situazioni. In mancanza del quadro completo, gli stereotipi in molti casi ci permettono di "riempire le caselle vuote". La nostra società spesso crea e perpetua alcuni stereotipi innocentemente, ma anche in questo caso si può arrivare a una discriminazione ingiusta e alla persecuzione, se lo stereotipo è negativo.

Per esempio, se passiamo attraverso un parco a notte fonda e incontriamo tre persone anziane con la pelliccia e col bastone da passeggio, non abbiamo la stessa sensazione di pericolo che avremmo se incontrassimo tre adolescenti coi giubbotti di cuoio. Perché? In entrambi i casi generalizziamo. Queste generalizzazioni nascono da esperienze personali, da ciò che abbiamo letto sui libri o sui giornali, che abbiamo visto alla televisione o al cinema o che ci è stato raccontato da amici e famigliari. In molti casi una generalizzazione è abbastanza attendibile. Eppure, letteralmente ogni volta, ci affidiamo al pregiudizio per attribuire a una persona caratteristiche note da stereotipi, senza essere a conoscenza di tutti i fatti. Con le stereotipizzazioni diamo per scontato che una persona o un gruppo di persone sia in un certo modo. Molto spesso capita che si abbiano stereotipi su persone che appartengono a gruppi che non conosciamo direttamente.

La tv, i libri, i fumetti e il cinema sono fonte inesauribile di personaggi stereotipati. Per molto tempo, ad esempio, la cattiva industria cinematografica e la televisione hanno tratteggiato personaggi di romani indolenti e di buon cuore, di napoletani che cantano e mangiano gli spaghetti, di milanesi che pensano solo a fare i soldi, di siciliani mafiosi, di americani neri che parlano con tutti i verbi all'infinito, stupidi, pigri o violenti. Queste caratterizzazioni hanno incoraggiato i pregiudizi. Allo stesso modo le donne fisicamente attraenti sono state dipinte, e lo sono tuttora, come poco intelligenti, poco adatte all'attività intellettuale e di abitudini sessualmente promiscue.

Gli stereotipi nascono anche dal timore nei confronti di persone appartenenti a minoranze. Per esempio, molti ritengono che un malato di mente commetta facilmente atti violenti. La statistica non conforta questa teoria: le persone con malattie mentali non sono più violente del resto della popolazione. Forse i pochi casi, isolati ma assai pubblicizzati, di persone con disturbi mentali che compiono atti di violenza in stato di raptus hanno gettato il seme di questa credenza.
Probabilmente è così che sono nati in origine alcuni stereotipi: una serie di azioni compiute da un membro isolato di un gruppo viene ingiustamente attribuita al carattere del gruppo nel suo insieme.

 

Discriminazione

Quando giudichiamo persone o gruppi in base ai nostri pregiudizi o stereotipi, e per questo li trattiamo diversamente, compiamo un atto di discriminazione. Quest'ultimo può presentarsi in molte forme. Si può esercitare una pressione, subdola o dichiarata, in modo da scoraggiare gli appartenenti a una data minoranza dal prendere alloggio in un determinato quartiere. Appartenenti a minoranze o donne sono talvolta vittime di discriminazioni per ciò che riguarda il lavoro, l'istruzione e i servizi sociali. Può accadere che ci teniamo lontani da persone che in passato hanno sofferto di malattie mentali perché abbiamo paura che ci possano far del male. Le donne e le minoranze sono spesso tenute lontane da posizioni elevate nel mondo degli affari. Molti club americani hanno statuti di appartenenza che escludono ebrei, neri, donne o altri.

A causa della discriminazione vi sono stati casi in cui la giustizia civile e penale non è stata uguale per tutti. Per esempio alcuni studi provano che un afroamericano accusato di omicidio colposo ha significativamente più probabilità di essere condannato a morte di un bianco accusato dello stesso crimine.

 

Razzismo

Generalmente gli antropologi e gli scienziati che studiano l'uomo e le sue origini accettano che sia possibile dividere la specie umana in razze basate sulla complessione fisica e genetica. Molti, ma certamente non tutti gli afroamericani, sono fisicamente diversi dal tipo caucasico, anche al di là della pelle scura: hanno i capelli crespi, per esempio. Tutti gli studiosi sono d'accordo nell'affermare che non vi è alcuna prova credibile che una razza sia culturalmente o psicologicamente diversa da un'altra, o che una razza sia superiore a un'altra. Studi compiuti in passato che siano giunti a conclusioni del genere si sono rivelati gravemente difettosi da un punto di vista metodologico, oppure intrinsecamente preconcetti.

Tuttavia, nonostante tutte le prove scientifiche che dimostrano il contrario, vi sono persone che ritengono che la propria razza sia superiore a tutte le altre. Queste persone, collettivamente denominate "razzisti", sono quelle che più facilmente compiranno atti di discriminazione, persecuzione e violenza contro coloro che essi ritengano appartenere a razze "inferiori".

Nell'Europa del secolo XIX, gli ebrei erano considerati una razza inferiore con caratteristiche somatiche e di personalità precise. Alcuni pensatori teorizzavano il fatto che queste particolarità sarebbero sparite nel momento in cui gli ebrei avessero ottenuto l'emancipazione politica e sociale e fossero stati integrati nella società. Altri credevano che questi tratti fossero trasmessi geneticamente, e che fossero immutabili. La teoria razziale, distorta in una pseudo-scienza, accreditava stereotipi ereditati dall'antisemitismo classico e cristiano. Una crescente enfasi nazionalistica additava inoltre gli ebrei come "elemento straniero", che poteva contaminare stirpe e cultura locali, e, in potenza, soggiogare economicamente e politicamente la popolazione indigena (vedi Adolf Hitler). Questa storia pregressa fu il terreno fecondo su cui poterono fiorire l'ideologia nazista e il programma di genocidio.

Gli stereotipi razzisti in Italia sono moltissimi: il più noto e ormai classico è quello del Nord "che lavora" contro il Sud "che non fa niente e si mangia tutti i soldi del Nord". Ma, dopo molti decenni di vita in comune nelle grandi città industriali, esso è forse andato attenuandosi: molti ex "terroni" si sono integrati, e possono a loro volta esercitare, insieme con gli abitanti del Nord, il proprio razzismo sui nuovi "terroni", gli extracomunitari che a partire dagli anni Ottanta hanno raggiunto il nostro paese. Ben presto sono nati gli stereotipi: marocchini ("sporchi, non hanno voglia di far niente"), somali ed eritrei ("non è colpa loro, ma hanno una pelle che puzza"), filippini ("sono le colf più brave di tutte, ma i mariti non hanno voglia di lavorare"), persone dell'Est europeo ("tutte puttane"), nigeriane (idem), albanesi ("tutti violentatori"), peruviani ("tutti ladri") ecc. Vi sono stati, in alcuni quartieri delle grandi città del Nord, soprattutto a Torino e a Genova, veri e propri episodi di guerriglia urbana fra bande di cittadini e di immigrati.

I neri giunsero nell'America del Nord dall'Africa come schiavi, e i loro discendenti sopportarono secoli di oppressione. Durante la guerra civile gli schiavi furono liberati e ottennero la cittadinanza. La discriminazione continuò. Nel Sud le leggi "Jim Crow" imponevano loro gabinetti, autobus e case di cura separati.
Il razzismo contro gli afroamericani è ancora presente negli Stati Uniti. Nonostante le leggi e i meccanismi di tutela contro la discriminazione, i neri d'America hanno ancora problemi di integrazione per ciò che riguarda la casa, l'occupazione e l'istruzione; inoltre esistono organizzazioni razziste quali il Ku Klux Klan che, benché contino pochi membri effettivi, si muovono attivamente per reclutare gente ai raduni di massa tenuti in Pennsylvania e altri stati allo scopo di diffondere il messaggio d'odio contro neri, ebrei, cattolici e altre minoranze.
A livello locale, amministrativo e federale sono state promulgate leggi sui diritti civili, per combattere il razzismo, le persecuzioni e le discriminazioni che il razzismo incoraggia. Se il Primo Emendamento della Costituzione americana protegge il diritto di ciascuno a riunirsi pacificamente e a parlare liberamente, il messaggio razzista provoca sempre una reazione di condanna da parte dei membri responsabili delle comunità in cui i razzisti vanno a predicare.

 

Immigrazione e razzismo

a) Le emigrazioni italiane verso le Americhe

Le prime ondate migratorie di italiani verso le Americhe avvennero nella seconda metà dell'Ottocento, e riguardarono soprattutto italiani del Nord diretti verso i paesi del Sudamerica (principalmente Brasile e Argentina); solo più tardi, ai primi del Novecento, le zone di partenza si spostarono verso le regioni meridionali (soprattutto la Sicilia) e l'emigrazione si diresse sempre più spesso verso l'America del Nord, finché gli Stati Uniti ebbero, potremmo dire, il monopolio dell'immigrazione italiana. Quella italiana era in larga prevalenza un'emigrazione adulta e maschile, dedita a lavori poco qualificati.

Prima del 1890 la stragrande maggioranza degli immigrati negli Stati Uniti proveniva dall' Europa settentrionale e occidentale. Si trattava per lo più di protestanti, e fra essi vi era un gran numero di agricoltori tenaci e lavoratori specializzati, quasi tutti con un alto livello di alfabetizzazione, la cui integrazione non costituiva un problema. Tra il 1840 e il 1850 centinaia di migliaia di cittadini irlandesi avevano abbandonato la loro terra alla volta degli Stati Uniti per fuggire la carestia e la discriminazione. Alla fine del secolo, invece, l'immigrazione riguardava soprattutto le popolazioni dell'Europa meridionale e orientale: si trattava prevalentemente di cattolici, ortodossi o ebrei. Molti erano in miseria, e vi era un'alta percentuale di analfabeti. Diversamente dalla prima ondata migratoria, che si era sparsa ovunque negli Stati Uniti, questi gruppi prendevano residenza in enclaves nelle grosse città, e mantenevano la propria lingua e le proprie abitudini. Essi costituivano inoltre un enorme bacino di manodopera non specializzata per le fabbriche, ed entravano in competizione con la forza-lavoro americana; la qual cosa, unita alla paura che questi "poveri analfabeti" andassero a pesare economicamente sul bilancio pubblico, destò gravi preoccupazioni, non disgiunte da pregiudizi razziali.

b) Le quote di immigrazione fondate sul razzismo

Ai primi del Novecento si formarono negli Stati Uniti alcune organizzazioni il cui scopo era porre barriere all'immigrazione di persone di questo genere. Tra queste organizzazioni citiamo la American Protective Association nel Midwest e la Immigration Restriction League di Boston.

Furono ordinati studi che stabilivano che gli europei del sud e dell'est erano razzialmente inferiori a quelli del nord e dell'ovest. Uno di questi, ad opera di una Commissione per l'immigrazione, composta di nove membri e creata dal governo degli Stati Uniti, culminò in un rapporto in quarantadue volumi volto a provare la fondatezza dell'opinione razzista. La politica sull'immigrazione fu influenzata da questi studi e da queste relazioni, che incoraggiarono nel governo americano politiche sempre più isolazioniste.

La legge sulle quote del 1921 pose le prime restrizioni numeriche sulle immigrazioni dall'Europa; seguirono le leggi del 1924 e del 1929. Il numero complessivo annuale fu tagliato dell'ottanta per cento rispetto alla media di fine secolo, e la distribuzione si basò sulle origini etniche della popolazione U.S.A. nel 1920. Conseguentemente, furono assegnati a Gran Bretagna e Irlanda, che fecero relativamente poche richieste, 83.575 posti su 153.774. D'altra parte, paesi in cui viveva un maggior numero di potenziali emigranti avevano quote più piccole: la Germania circa 26.000; la Polonia 6.000; l'Italia 5.500; la Francia 3.000; la Romania 300.
Arthur D. Morse nel suo libro While Six Million Died scrive: «Più tardi queste cifre impersonali condanneranno molti ebrei rumeni, polacchi e francesi in cerca di asilo, mentre le quote irlandesi e inglesi rimanevano inutilizzate». Queste cifre rimasero immutate fino all'amministrazione del presidente Lyndon Johnson negli anni Sessanta.

 

Sessismo

Solo in epoca moderna le donne hanno ottenuto i diritti civili che venivano automaticamente attribuiti agli uomini. Molti ritengono che l'uguaglianza effettiva sia I>gli ebrei tedeschi obbligati a indossare la stella gialla di Davide; i soprannomi insultanti affibbiati a questa o quella minoranza (se del caso, l'insegnante potrà discutere gli epiteti etnici o razziali in uso presso la propria comunità o città); le barzellette volte a mettere in ridicolo la razza, la religione o l'origine etnica di una minoranza o di una professione particolare; ad esempio le storielle che ironizzano sulla stupidità dei Carabinieri, sulla grettezza di scozzesi, genovesi ed ebrei, o sulla furbizia dei levantini; le persone nippo-americane isolate nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale; la confisca delle terre appartenenti agli indiani d'America in violazione ai trattati, il loro massacro sistematico con l'appoggio del governo, il loro venir rinchiusi all'interno di riserve; le leggi razziali che il governo fascista promulgò in Italia nel 1938 e che di fatto estromisero le persone di razza ebraica dal mondo del lavoro pubblico.

Le minoranze sono inoltre oggetto di violenza appunto a causa del proprio stato di minoranza. Luoghi di culto, scuole e cimiteri vengono sottoposti a vandalismi, incendi dolosi e profanazioni. Negli Stati del Sud, e anche in altri luoghi degli Stati Uniti, i neri americani sono stati linciati e frustati. Nell'Europa orientale, la pratica del pogrom prevedeva che si facessero retate di ebrei presi a casaccio: questo significò il massacro di migliaia di persone. Oggi vi sono organizzazioni quali il Ku Klux Klan (KKK), i White Knights, l'Order, il Posse Comitatus, e gli Skinheads neonazisti, la cui dottrina predica apertamente la discriminazione contro alcune minoranze.

Il genocidio, lo sterminio di un popolo, è la forma estrema della persecuzione. Durante la seconda guerra mondiale il sogno di Hitler di sterminare gli ebrei d'Europa divenne praticamente realtà. Mediante la propaganda egli riuscì a convincere milioni di seguaci che era colpa degli ebrei se la Germania versava in uno stato di prostrazione e caos economico, e che anche l'umiliante sconfitta della prima guerra mondiale era da attribuirsi a loro. Sei milioni di ebrei furono annientati. Il genocidio degli armeni all'inizio del nostro secolo e l'uccisione di milioni di cambogiani ad opera di Pol Pot e dei suoi Khmer rossi sono altri esempi di genocidi nel XX secolo.

 

Il concetto di capro espiatorio

La politica del capro espiatorio consiste nel dare la colpa a un individuo o a un gruppo di persone di un insuccesso, reale o immaginario, dovuto ad altri. Il termine è di origine biblica. Il sommo sacerdote poneva la propria mano sul capo di una capra, trasferendo così i peccati della comunità sull'animale che veniva lasciato libero nel deserto.

Accade non di rado di incolpare qualcun altro dei nostri fallimenti, e specialmente di dare la colpa a quelli che non vogliono, o non possono, difendersi. Accade non di rado che siano le minoranze a fare da capro espiatorio. In primo luogo esse sono spesso isolate all'interno di una società: sono quindi un bersaglio facile. Chi sta nel gruppo di maggioranza è facilmente convinto delle caratteristiche negative di un gruppo di persone con cui non ha alcun contatto diretto. Violenze, persecuzioni e genocidio possono accadere perché si dà la colpa di qualche disagio sociale a una minoranza. Disoccupazione, inflazione, carenza di cibo, peste, delinquenza per le strade sono tutti esempi di mali che nei secoli sono stati attribuiti a questa o quella minoranza.

 

Demagogia e propaganda

Alcuni tipi di pregiudizio vengono tramandati di generazione in generazione. Quello contro gli ebrei, detto antisemitismo, è documentato da più di duemila anni. Generalmente, tuttavia, l'odio violento contro le minoranze viene risvegliato da leader carismatici che sfruttano passioni latenti ai propri fini politici. Questi capi sono detti "demagoghi", e le loro armi a questo scopo sono la propaganda e la disinformazione (ovvero l'azione di fornire informazioni volutamente errate). Essi generalmente hanno successo perché alla gente piace credere che i propri problemi siano di semplice soluzione. Mediante tecniche propagandistiche si creano argomenti persuasivi atti a dimostrare che questo o quel gruppo ha la colpa di tutto, e che i problemi scomparirebbero "se non fosse per quei... (e qui si riempie lo spazio col nome della minoranza prescelta)". Più un popolo è istruito, meno è facile convincerlo con questi sistemi. In un società libera, in cui vi è libero accesso all'informazione, diventa ancor più difficile.

 

Reazioni positive al pregiudizio e agli stereotipi

Per combattere pregiudizi, stereotipi, discriminazioni e la politica del capro espiatorio, per prima cosa bisogna capirli. Tutti noi abbiamo pregiudizi su individui di gruppi diversi dal nostro. Dovremmo però ammettere che non agiamo secondo giustizia se per questi motivi trattiamo le persone diversamente. Ciascuno di noi ha diritto a essere considerato un essere umano dall'individualità unica.

Nel suo discorso al Lincoln Memorial nel 1963, noto come "Io ho un sogno", Martin Luther King Junior, combattente per i diritti civili, disse: «Io ho un sogno: che i miei quattro bambini possano un giorno vivere in una nazione in cui non verranno giudicati per il colore della loro pelle ma per le loro qualità morali». Egli spese la sua vita a lottare contro l'intolleranza e i pregiudizi. Il suo messaggio era rivolto non solo ai neri d'America, ma a tutte le minoranze oppresse. A causa delle sue posizioni coraggiose contro l'odio razziale egli subì gravi torti personali, fino a quando fu assassinato da un sicario razzista. Eppure il suo messaggio di fratellanza, di comprensione, di dialogo fra gruppi diversi, di resistenza non violenta all'ingiustizia, non è morto con lui. Negli Stati Uniti il suo compleanno è una festa nazionale.

Tutti noi conosciamo lo stato di angoscia provocato da una battuta di spirito che mette in ridicolo una particolare minoranza. Ci vuole coraggio per rifiutare queste battute o questi soprannomi e per lottare attivamente contro i pregiudizi e l'intolleranza ch'essi generano.È importante combattere l'ingiustizia, smascherare discriminazioni, stereotipi e cacce alle streghe che fanno da sfondo alle persecuzioni, alle violenze e al genocidio.

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