Vocabolario
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I
IMPRESARIO
Il termine designa propriamente
colui che, senza partecipare
attivamente alla rappresentazione
artistica, si assume il compito e
l'onere finanziario
dell'organizzazione di uno
spettacolo teatrale.
L'impresario può essere, soprattutto
nel XIX secolo, proprietario di una
sala o semplice "gestore" di un
teatro municipale o reale.
La nascita dell'attività impresariale è
strettamente legata all'apertura del
primo teatro pubblico, il San
Cassiano, avvenuta a Venezia nel
1637. La famiglia Tron cedette la
proprietà della sala a una
compagnia errante di artisti
capeggiata da F. Manelli e B. Ferrari
che improvvisarono una vera e
propria stagione lirica, dando vita a
un'organizzazione destinata a
durare più di tre secoli.
Con il diffondersi dell'attività teatrale
in Europa, la figura dell'impresario
assume valori ben più definiti e
rilevanti in quanto non è più un
semplice organizzatore, ma vero e
proprio gestore di teatri pubblici o
privati dei quali è strettamente
responsabile sia per la scelta dei
cantanti, delle scene, dei musicisti e
degli orchestrali sia per la gestione
economica.
Gli impresari del XIX secolo, come il
famosissimo Barbaja, potevano
contare non solo sul sostegno
finanziario di qualche mecenate,
oppure su una sovvenzione regale
elargita direttamente dal sovrano,
ma anche sulle cospicue entrate
delle case da gioco insediate nei
foyer dei teatri.
L''evolversi del macchinoso sviluppo
artistico del melodramma e del
concerto pubblico, porta gli
impresari ad assumere nei vari paesi
europei competenze diverse che
vanno dalla semplice
organizzazione di una
rappresentazione teatrale, alla
gestione totale del teatro, alla
segreteria di cantanti o musicisti famosi.
L'importanza di questo personaggio
nella vita musicale dei secoli XVIII e
XIX è testimoniata dai diversi lavori
che lo vedono protagonista di storie
buffe come "L'impresario in
angustie" di Cimarosa e "Der
Schauspieldirektor" di Mozart.
Nel teatro moderno è sostituito dal
sovrintendente e dal direttore artistico.
IMPRESSIONISMO
Movimento artistico sviluppatosi in
Francia nella seconda metà del XIX
secolo. Se nelle arti figurative,
l'ideale impressionista trova
applicazione in una realizzazione
istantanea dell'opera d'arte,
totalmente svincolata da regole
predefinite, in musica trova lo sfogo
ideale nelle composizioni "libere" di Debussy.
In musica le sensazioni immediate, e
quindi prive di struttura definita in
precedenza, vengono espresse
tramite la ricerca del "timbro" e delle
possibilità espressive dei vari
strumenti che si esibiscono,
mischiandosi e concentrandosi
nella continua ricerca di suoni che
risultino più espressivi possibile. Su
questa prassi esecutiva e
compositiva si sviluppa l'uso di scale
modali arcaiche, di suoni orientali e
l'adozione del sistema esatonale
(privo di semitoni).
Maggiori esponenti di questa
corrente sono Debussy, che però
non accetta la definizione di
"impressionista", Dukas e in certa
misura A. Roussel, F. Schmitt e Ravel
che pur adottando le tecniche
sviluppate da Debussy sono più
vicini, per stile, alle correnti
tardoromantiche e neoclassiche.
L'esperienza impressionista francese
non manca di influenzare musicisti
di tutta Europa fra cui de Falla in
Spagna, Respighi e Puccini in Italia,
e Skrijabin in Russia, tutti artefici di un
riuscito amalgama di tradizioni
popolari e insegnamenti francesi.
INNO
Componimento poetico
accompagnato dal canto e
talvolta dalla danza, dedicato a
una divinità o destinato a
celebrare eventi o ideali politici.
Già in uso nell'antica Grecia e a
Roma, l'inno conosce una certa
fortuna nel mondo cristiano dove
viene considerato grande mezzo
di propaganda religiosa.
Entrato nelle raccolte delle
musiche eseguite durante le
cerimonie religiose, con un testo
che però non è tratto dalle Sacre
Scritture come avviene per il
salmo o il cantico, mantiene la
struttura strofica e il carattere
solenne che lo
contraddistinguevano già in età antica.
Con lo svilupparsi della pratica
polifonica questa forma musicale
si devia su testi profani, senza per
questo essere bandita dal servizio
liturgico, creando diversi generi.
Con l'Ottocento, e il trionfo degli
ideali nazionalisti, l'inno assume
un valore politico e celebrativo,
generalmente espresso da grandi
cori accompagnati da complessi
strumentali numerosi.
INTAVOLATURA
Tipo di scrittura musicale per
strumenti a corda o a tastiera
(liuto, organo, cembalo, ecc.)
utilizzato in Europa nei secoli XVI e
XVII per trascrivere composizioni in
origine destinate a più esecutori,
adattandole a uso di un singolo musicista.
Tutti i più importanti autori del
Rinascimento hanno scritto
intavolature, che costituiscono così
la base della musica strumentale barocca.
Nelle intavolature i suoni
corrispondenti a ogni tasto, o
corda, sono generalmente
indicati con una lettera; i metodi
di scrittura, tuttavia, variano da
un'area geografica all'altra
INTERLUDIO
Breve pezzo improvvisato per
organo, inserito tra i diversi versetti
di un salmo o tra le strofe di un
corale, di un inno o di una
sequenza. Nelle liturgie protestanti
è corrente l'uso di suonare inni,
non solo improvvisati, ma anche
composti appositamente, tra
l'Epistola e la Predica per
preparare l'auditorio al
raccoglimento.
Nella terminologia teatrale il
termine designa un pezzo
strumentale, o corale, che collega
due atti, due quadri o due scene
di un'opera teatrale. Spesso gli
interludi vengono inseriti per
facilitare macchinosi cambi di scena.
Celebri sono quelli di "Cavalleria
rusticana" di Mascagni, "Traviata"
di Verdi, "Wozzeck" di Berg,
"Intermezzo" di R. Strauss e "Peter
Grimes" di Britten.
INTERMEDIO
Particolare forma teatrale in voga
nella Firenze cinquecentesca,
consistente in piccole azioni
scenico-musicali-spettacolari
inserite tra un atto e l'altro delle
commedie.
Entrati di prepotenza nella
complessa macchina del teatro
rinascimentale, gli intermedi
riscuotono un tale successo da
divenire ben presto una forma
teatrale completamente
autonoma e principale motivo
d'attrazione.
Partito da storie semplicissime, o
da comuni riflessioni di
personaggi soli in scena,
l'intermedio arriva a assumere
forme sceniche e musicali, sempre
più complesse.
L'attenzione riservata dai
compositori, in particolare dai
rappresentanti della Camerata
Fiorentina, a questa forma teatrale
e lo sviluppo della monodia
accompagnata, permettono di
gettare le basi di quello che sarà il
melodramma di Monteverdi.
All'intermedio si interessano
soprattutto J. Peri, E. de' Cavalieri e
Giovanni de Bardi del Vernio.
INTERMEZZO
Breve intrattenimento musicale, di
genere comico, posto tra un atto e
l'altro di opere serie.
Con lo svilupparsi dell'opera vera
e propria e con la riforma
metastasiana, che vede bandita
dall'opera seria qualsiasi pagina
comica, il bisogno di divertimento
espresso dal pubblico trova libero
sfogo nell'intermezzo dove,
durante i complicatissimi e
lunghissimi cambi di scena,
vengono rappresentate storie
leggere raccontate da
personaggi buffi. é in quest'ottica
che si devono ricercare le vere
origini di quello che diventerà il
più famoso e praticato genere
teatrale settecentesco: l'opera
comica.
Subito interpretati dal pubblico
come momento di assoluto
divertimento spensierato, da
alternare ai lunghi momenti
riflessivi dei vari "Apolli" e "Orfei",
L'intermezzo conosce la sua
fortuna grazie all'attenzione di
grandi compositori quali Leo, Feo,
Vinci e Pergolesi.
Il punto di massimo splendore
dell'intermezzo si ha con "La serva
padrona" composta da Pergolesi
nel 1733. Nata come semplice
intermezzo per l'opera seria "Il
prigionier superbo", la "Serva
padrona" è destinata diventare
bandiera di un genere
sensazionale che appassionerà
pubblici di tutta Europa. La fortuna
di questo intermezzo consiste nei
geniali duetti e nelle arie di facile
comprensione, sostenute da uno
schietto accompagnamento
musicale, che compongono
quello che diventerà lo schema
del tipico intermezzo napoletano,
sviluppato su storie semplici
raccontate da personaggi semplici.